martedì 20 ottobre 2026

L'ombra che saluta

L'ombra che saluta

Domenica mattina. Sono uscito a camminare lungo la Greve, a pochi passi da casa, senza una meta precisa. Avevo solo bisogno di muovermi, di lasciare che il passo mettesse un po' d'ordine dove i pensieri non ci riuscivano.

A un certo punto il sentiero si è aperto su un prato largo. In fondo qualche cespuglio, una serra, le case lontane e la linea morbida delle montagne. Sopra, un cielo con poche nuvole sparse, di quelli che non promettono niente e non minacciano niente.

Il sole era alle mie spalle e davanti a me, proiettata sull'erba, c'era la mia ombra sull'argine del fiume. Senza pensarci troppo ho alzato un braccio, come si fa quando si riconosce qualcuno da lontano. E ho scattato.

Dopo ho tolto i colori. Il bianco e nero ha fatto quello che fa sempre: ha tolto il superfluo. Il verde dei campi, l'azzurro del cielo, i riflessi della serra sono diventati toni di grigio, e al centro è rimasto soltanto quel gesto. Una sagoma senza volto che saluta.

Mi sono chiesto chi stessi salutando. Forse nessuno. Forse chi non era lì con me, su quel prato, e da un po' non c'è nemmeno nei giorni normali. Forse me stesso, per ricordarmi che ci sono ancora, che cammino, che guardo. Un autoritratto senza faccia, in fondo, dice una cosa sola: ci sono anch'io.

La solitudine a volte è la distanza da chi senti vicino, una distanza che non si misura in chilometri. Si cammina accanto a un silenzio, e il silenzio non risponde. Allora impari ad ascoltare altro: il fruscio dell'erba, il vento, il passo che batte il suo tempo sul terreno.

Saluto con l'ombra
quello che la mano non raggiunge.
L'erba la tiene distesa
come si tiene un nome
che non si pronuncia.
Il cielo passa, le nuvole passano,
i campi trattengono la luce.
Io resto qui, col braccio alzato,
nel caso qualcuno guardi
da lontano.

Ogni ombra esiste perché c'è una luce, e quella mattina la luce c'era, alle mie spalle, a spingere la sagoma in avanti, verso il prato aperto. Forse è questo il senso del gesto: non un addio, ma un segnale. Una mano alzata che resta lì, disponibile, per chi vorrà tornare a vederla.