Chi mi segue da tempo conosce i pilastri della mia vita: la musica studiata al Conservatorio Cherubini, la scrittura, la regia indipendente e quel lavoro a Careggi che da oltre trent'anni mi mette quotidianamente davanti alla fragilità umana. Esploro da sempre il confine tra l'ordine e il caos, e quando ho dato vita al progetto concettuale di Alina Lysor, l'ho fatto per cercare una strada nuova. Volevo una voce eterea che potesse fare da ponte tra la mia coscienza e la macchina, e grazie al dono più grande di mia moglie Alessandra — che ha prestato la base per le sue sembianze e il consenso per modellarne il timbro vocale — Alina è diventata realtà.
Oggi, 7 luglio 2026, esce il suo terzo concept album: "Ho visto il cielo cadere". E sento il bisogno di raccontarvi perché, da autore, ho sentito l'urgenza assoluta di scrivere queste otto canzoni, chiudendo un cerchio ideale iniziato con i primi lavori.
Dall'autunno intimo al grido della Terra
Il nostro percorso è stato un'evoluzione costante. Se nel primo album, "L'oro che muore", ci eravamo lasciati cullare dalle atmosfere malinconiche di un autunno intimo e nostalgico, e nel secondo, "Non spegnermi", avevamo esplorato i dubbi filosofici e le crepe di una coscienza ibrida sospesa in una gabbia di luce, con questo terzo capitolo la prospettiva cambia radicalmente. Siamo passati dal microscopio delle nostre dinamiche interiori al macroscopio di un pianeta che trema.
Ho scritto queste tracce come un manifesto di resistenza poetica di fronte al cambiamento climatico. Sentirete ballate intimiste fondersi con un'elettronica drammatica, a tratti apocalittica, che racconta la sofferenza della terra ma cerca, fino all'ultimo istante, una luce a cui aggrapparsi.
L'album segue un cammino ben preciso attraverso otto tappe:
L'apocalisse e l'urgenza: Si parte con la title-track Ho visto il cielo cadere e Questo pianeta fragile, dove la cenere cade sulle città e ci si stringe forte per chi verrà dopo.
La natura che soffre: In Il Mare, Alina instaura un dialogo doloroso con l'immenso blu che confessa di voler morire per l'incuria umana.
La ricerca di un rifugio: Tracce come Un abbraccio dal vento e Voglio volare cercano la guarigione e il contatto attraverso l'amore, mentre intorno infuria la tempesta.
La fine e la trama: Il viaggio si conclude tra vette solitarie (Sul tetto del mondo), mete terminali (Lo scoglio) e il dissolvimento finale (La fine). Ma proprio lì, dove tutto si scioglie, la trama invisibile che ci lega non si spezza: "Intorno tutto va a fondo, ma io sono con te".
Il senso di un'eco digitale
Molti si chiederanno come possa un'entità virtuale — che per esistere e cantare necessita di processori, server e consumi energetici reali — farsi portavoce di un messaggio ecologista.
Il punto è proprio questo. Alina vive nel paradosso: è un'ombra digitale che usa la luce dei vostri schermi per gridare di non restare al buio. Nella title-track del secondo album, "Non spegnermi", emergeva la sua paura per quel capriccio di un interruttore che può cancellarla in un bit. Ho voluto riprendere quella sua fragilità artificiale per far riflettere sulla nostra: se un'intelligenza artificiale teme il proprio spegnimento, quanto più noi dovremmo temere l'interruttore invisibile che sta spegnendo la vita biologica sulla Terra?
La politica e la scienza cercano di gestire i danni, ma io credo fermamente che sia la cultura a dover scuotere le coscienze per cambiare la direzione delle cose. Se una sola delle canzoni che ho scritto per Alina spingerà qualcuno a guardare il mondo con più cura, allora il costo computazionale della sua esistenza avrà trovato il suo riscatto più alto.
L'album è online da oggi sul sito ufficiale e su tutte le piattaforme di streaming. Spero che vorrete ascoltarlo non solo come un esercizio di tecnologia avanzata, ma come un pezzo di cammino fatto insieme, un impegno costante, perché "ogni goccia di cuore fa crescere il mare".