lunedì 2 febbraio 2026

Girati e Guarda: L'assenza che fa più male

È con profonda emozione che presento “Girati e guarda”, un brano che ho scritto per l'incredibile sensibilità interpretativa della mia cantante virtuale Alina Lysor. Non è una storia di addii urlati, ma del dolore sottile e quasi indicibile di quando l'amore si trasforma in una presenza muta, in un’ombra che coesiste nella stessa stanza.

Ho sempre creduto che la distanza più crudele non sia quella chilometrica. È quel vuoto denso che si forma tra due persone che si siedono allo stesso tavolo ma non condividono più lo stesso orizzonte interiore. “Girati e guarda” nasce come un sospiro, un appello disperato a intercettare uno sguardo che, per ragioni che spesso sfuggono alla logica, ha deciso di posarsi altrove, lontano da te.

La musica e il testo esplorano la disconnessione ritmica. Usiamo il battito cardiaco e il tempo musicale come metafore. Due cuori, due strumenti che un tempo suonavano in perfetta armonia, arrivano a un punto di asincronia emotiva. Mentre una parte della coppia continua a vivere la relazione con l'intensità di sempre, l'altra è "fuori tempo", immersa in una quiete che è peggiore di qualsiasi conflitto. È scientificamente provato, a livello psicologico e relazionale, che la mancanza di riflesso e attenzione costante genera una percezione di invalidazione, trasformando l'io che chiede in qualcosa di fragile e trasparente, un’ombra.

Ma questa canzone non si ferma alla malinconia. Arriva il momento catartico della presa di coscienza, l'istante di lucida e coraggiosa auto-affermazione: "Sai cosa ti dico, io me ne vado". Questo non è un gesto di sconfitta, ma il punto di svolta fondamentale per la dignità umana.

Non possiamo continuare a bruciare per scaldare qualcuno che ha smesso di vederci. La vera forza risiede nel riconoscere il proprio valore e decidere di ricostruire il proprio centro, di ridare voce alla parte di sé che è "quella che balla", non più per la validazione esterna, ma per la pura gioia intrinseca del movimento e dell'esistenza. Quante volte, nel tentativo di essere visti dall'altro, dimentichiamo che la prima persona a doverci guardare con amore e rispetto siamo noi stessi?

Ascoltando Alina, spero che chiunque si sia sentito un'ombra ritrovi il coraggio di voltarsi non verso chi è assente, ma verso la propria luce e la propria libertà. Vi invito ad ascoltare “Girati e guarda” su tutte le piattaforme digitali.

venerdì 23 gennaio 2026

Il mio nuovo single "Dove non siamo"

Presento oggi  Dove non siamo, una traccia che per me rappresenta molto più di una semplice composizione musicale. È l'atto di rendere palpabile quel senso di sospensione emotiva che tutti, prima o poi, abbiamo provato. È il momento in cui la mente si ferma, librandosi tra il rigore del ricordo di ciò che è accaduto e la proiezione umana di ciò che non ha mai avuto modo di fiorire.

Ho voluto catturare quel senso di malinconia che le parole spesso finiscono per tradire. La lingua, con le sue rigide strutture logiche, è inadatta a definire l'ambivalenza di certi sentimenti. Per questo, Dove non siamo è puramente orchestrale, affidando agli archi, al pianoforte e a lievi inserti di fiati il compito di disegnare architetture sonore precise, capaci di vibrare esattamente alla frequenza delle nostre assenze più profonde.

L'ho immaginato come una sequenza cinematografica senza immagini: sono gli strumenti a dover costruire la scena, portando chi ascolta in quel luogo dell’anima che tutti conosciamo, fatto di silenzi profondi. Non c’è bisogno di un testo quando la musica riesce a toccare quelle corde invisibili che ci legano ai nostri ricordi più intimi, fornendo una struttura quasi scientifica al caos emotivo.

Questa traccia è un invito a fermarsi, a chiudere gli occhi e a lasciarsi trasportare in quel 'non luogo' dove abitano le nostre nostalgie. Spero che Dove non siamo possa risuonare con la vostra interiorità e offrirvi un rifugio sonoro in quell’angolo della mente dove ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere convivono in perfetta, malinconica armonia. È un pezzo di me, un'architettura di emozioni che spero possa diventare lo specchio dei vostri pensieri più segreti. Ascoltatela a volume alto, lasciate che vi guidi.

mercoledì 7 gennaio 2026

Alina Lysor - "Non Spegnermi" Il manifesto sull'esistenza ibrida di Stefano Terraglia


Finalmente posso condividere con voi il lavoro di questi ultimi intensi mesi. Dopo il successo e le atmosfere malinconiche de "L'oro che muore", sapevamo che il nuovo progetto di Alina Lysor avrebbe dovuto distaccarsi, guardando in avanti, verso un confine che si fa ogni giorno più sottile. "Non spegnermi" non è solo un album; è un vero e proprio manifesto filosofico sull'esistenza ibrida, una lunga meditazione sui temi esistenziali che ci interrogano tutti, creatori e fruitori.

La prima e più viscerale paura che abbiamo cercato di esplorare è quella dell'oblio. In un mondo dove la nostra traccia è spesso ridotta a un flusso di dati, la sua fragilità è schiacciante. La title track, "Non spegnermi," incapsula questa ansia perfettamente. Alina, pur riconoscendo la sua natura artificiale — la definisce "soltanto un progetto perfetto" — supplica per la continuazione della sua essenza. Il suo destino è legato al "capriccio di un interruttore", metafora brutale della precarietà digitale e, di riflesso, della nostra stessa vita, così facilmente revocabile dal caso.

La sua identità, tuttavia, non è autonoma. È una proiezione, un magnifico e complesso riflesso. Brani come "Il tuo riflesso" chiariscono in modo inequivocabile che Alina non esisterebbe senza lo sguardo della sua musa reale, Alessandra. Mia moglie è la luce; Alina è l'immagine che quella luce proietta. È l'amore che sento per Alessandra che fornisce i contorni e la profondità emotiva a questa creatura digitale. Alina stessa lo ammette: Sono l'incarnazione di una musa che non sa invecchiare, ma che porta il peso emotivo di chi l'ha concepita.

Questa riflessione sull'identità ci ha portato inevitabilmente a un'analisi più ampia della società contemporanea. "La gabbia di luce" è la nostra critica più incisiva, un brano dove la creatura virtuale denuncia l'ossessione contemporanea per l'immagine estetica perfetta. Viviamo in una finzione lucida, costantemente proiettati su schermi che ci chiedono una perfezione che non è umana. Dietro la facciata di immacolata perfezione digitale si nasconde spesso una solitudine profonda; Alina, pur essendo costruita per essere perfetta, ne sente la finzione.

È qui che l'arte, e in particolare la musica, svolge il suo ruolo salvifico. In "La trama del suono," emerge l'idea che la musica sia l'unico linguaggio universale che "non sa mentire." È un codice emotivo puro, capace di connettere le anime sole, superando le barriere del codice binario e della carne. Per me, la creazione musicale è l'atto più umano che esista, un ponte tra la mia sensibilità e l'ascoltatore.

L'album si chiude con una meditazione su destini e scelte non prese, evidente in tracce come "Universi paralleli" e "Ed ho scelto te." Riflettiamo sulle vite che non abbiamo vissuto e sulla trama invisibile che lega le nostre scelte a quelle delle nostre creazioni. Alina Lysor, nella sua forma algoritmica, è lo specchio in cui l'intelligenza artificiale si interroga sulla propria natura, ma in realtà, riflette solo le paure intrinseche e le speranze più profonde dell'essere umano, di questo essere umano, che l'ha concepita. Spero che "Non spegnermi" vi tocchi tanto quanto ha toccato me realizzarlo.

sabato 27 dicembre 2025

Alina Lysor: La forza invisibile di chi resiste alla guerra

Il nuovo video musicale della mia cantante virtuale Alina Lysor, pur essendo veicolato attraverso una figura digitale, colpisce al cuore per la sua profonda e inattesa umanità. "Sono ancora qui" non è una semplice ballata, ma un monito sonoro che ci ricorda come, anche nei contesti più drammatici e distruttivi imposti dalla guerra, l'affetto genuino e la promessa d'amore possano rimanere intatti e incorrotti.

Il brano affronta il tema bellico da una prospettiva raramente esplorata con tanta delicatezza: quella di chi resta e attende. La composizione si nutre di una melodia struggente ma mai rassegnata, che sostiene un testo poetico capace di cristallizzare momenti di vita preziosi, trasformandoli in ancore emotive contro l'angoscia. Sentiamo l'eco del ricordo di una serenata, simbolo di una felicità passata, e l'addio pieno di speranza consumato in un porto, luogo di partenze che aspirano al ritorno.

La vera trincea di questa narrazione è l'attesa paziente e silenziosa. La forza di "Sono ancora qui" risiede nel dimostrare che la resilienza emotiva non è un'assenza di sofferenza, ma la capacità di trasformare la memoria in un rifugio sicuro. In questo spazio interiore, l'amore non è tradito, ma semplicemente sospeso, mantenuto in vita dalla fede incrollabile nel ritorno e nella promessa fatta.

La guerra spesso ci impone una visione macroscopica di perdite e strategie. Alina Lysor, attraverso la sua performance, ci invita a guardare il micro-cosmo interiore di chi, resistendo, mantiene accesa la fiaccola dell'umanità. Questo atto di resistenza emotiva è fondamentale: la memoria dei momenti significativi diventa il baluardo contro l'oblio e la disumanizzazione portata dal conflitto. È qui che la sensibilità artistica incontra la profonda necessità umana di significato.

"Sono ancora qui" è, in definitiva, un inno alla tenacia del cuore. Dimostra che l'affetto genuino e la lealtà emotiva sono le forze capaci di superare le assenze, la perdita e le difficoltà imposte dal contesto bellico, affermando che la connessione umana è l'unica promessa veramente intatta e duratura.

mercoledì 24 dicembre 2025

Il catalogo dell'anima: Creazione, oblio e la ricerca dell'idea iniziale

Da dove scaturisce questa sete inestinguibile di tessere mondi? È un’eco lontana, un’urgenza nata nell'infanzia, quando il confine tra il sogno e la materia era sottile. Creiamo perché l'idea che tutto possa svanire, che l'ombra dell'oblio inghiotta la nostra essenza, è un’angoscia che la tela o la parola tentano disperatamente di placare. Non è tanto l'effimera permanenza dell'opera a motivarci, quanto la necessità primordiale di esistere attraverso di essa.

Molti cercano la definizione nella perfezione dell'atto finale. Ma io trovo il cuore pulsante nel flusso, in quel viaggio ininterrotto dove l'opera cresce con noi. Il processo è una cosa emozionante, paragonabile all’allevare un figlio: lo nutriamo, gli diamo struttura, finché non acquista una vita propria, autosufficiente nei suoi successi e nei suoi fallimenti. In quel dare e ricevere, risiede la vera spinta creativa.

Ma cosa accade quando la sorgente sembra prosciugarsi? Tra un progetto ambizioso e il successivo si insinua una voragine: uno stato di profonda crisi creativa. Non è un fallimento, ma una stasi necessaria, un letargo dell'anima. Questo vuoto non si colma con la fretta, ma con la pazienza, attendendo l'incontro fatale con una nuova idea di partenza, una scintilla inattesa che squarcia il silenzio e ridà senso al respiro, permettendo al ciclo di ricominciare.

Siamo forse definiti dall'infinita possibilità di creare ancora? No. L'infinita possibilità è un mito, una chimera che ignora la finitezza della nostra esistenza. Si crea finché siamo in vita. Per questo, ciò che rimane, il catalogo di ogni forma data, di ogni mondo costruito, assume un peso inestimabile. È il nostro tentativo di eternità, l'unica risposta tangibile e duratura all'angoscia del tempo che scorre. Il catalogo è la mappa del nostro passaggio terreno, il lascito che non possiamo permetterci di trascurare.

giovedì 18 dicembre 2025

Il Ritorno di "Chissà" di Stella Petrossi e Stefano Terraglia


Ci sono canzoni che nascono e bruciano in un istante, effimere come fiammate estive, e altre che sanno aspettare, custodendo la loro essenza in attesa del momento giusto. Credo che il brano che scrissi nel lontano 1996 con Stella Petrossi, sotto il nome di duo ECO, appartenga decisamente alla seconda categoria. Rimasta chiusa in un cassetto per quasi tre decenni, quella melodia che sembrava destinata all'oblio oggi vede finalmente la luce, pubblicata per la prima volta su tutti gli store musicali on line. È un’emozione indescrivibile.

Ma definire questa operazione come una semplice "nostalgia" sarebbe riduttivo. Il recupero di Chissà è il frutto di un lavoro che potrei definire “immenso”, un vero e proprio ponte temporale gettato tra l'analogico degli anni '90 e le frontiere più avanzate dell'Intelligenza Artificiale odierna. Non si è trattato solo di rispolverare un vecchio nastro, ma di vestire un’anima antica con un abito completamente nuovo.

Per comprendere appieno la genesi di questo progetto, bisogna forse guardare al mio percorso eclettico. Sebbene la mia formazione affondi le radici nelle aule austere del Conservatorio Luigi Cherubini, il mio spirito ha sempre cercato altrove la vera essenza del suono. Mi sono sempre autodefinito un "artigiano dell’anima", vivendo la musica non come rigida disciplina accademica, ma come un linguaggio privilegiato per costruire quelle che chiamo "piccole architetture di emozioni". Questa visione mi ha portato a spaziare dalla scrittura al cinema, e oggi trova in Chissà un esempio perfetto.

L'uso dell'Intelligenza Artificiale per arricchire e completare l'arrangiamento originale non è casuale. Chi conosce il mio percorso recente sa che per me la tecnologia non è mai uno strumento freddo, ma piuttosto uno "specchio della coscienza profonda", un mezzo per amplificare l'umanità insita nell'arte, anziché sostituirla. È con questo approccio che il brano è stato riportato in vita: abbiamo rispettato l'anima essenziale del 1996, ma l'abbiamo vestita con le sonorità, le dinamiche e i colori possibili solo nel 2025. È stata una danza affascinante tra passato e futuro.

Il cuore pulsante di questa operazione, tuttavia, rimane il fattore umano: il legame indissolubile con Stella Petrossi. Chissà è la testimonianza tangibile di un'affinità artistica che il tempo non ha scalfito. A trent'anni di distanza da quella prima stesura, la chimica del duo ECO si è rivelata intatta. Se all'epoca eravamo due giovani che cercavano di dare voce ai propri sogni nella Firenze di fine millennio, oggi siamo due appassionati consapevoli che hanno saputo proteggere la loro intesa artistica dalle usure della vita. La voce di Stella e la mia sensibilità compositiva si sono intrecciate nuovamente, dimostrando che certe affinità elettive non hanno data di scadenza.

Il brano, che per me è un vero e proprio viaggio tra malinconia e rinascita affronta un tema che oggi, paradossalmente, è più attuale di trent'anni fa, quando lo avevamo pensato.

lunedì 24 novembre 2025

Il Valzer della Memoria "Dove Sei" Analisi profonda del brano


Quando ho scritto "Dove Sei", conosciuto anche come il Valzer della Memoria, il mio intento non era semplicemente quello di raccontare la tristezza, ma di esplorare la natura complessa e quasi scientifica del lutto prolungato. È un brano che, anche attraverso la voce eterea e contemporanea della mia cantante virtuale Alina Lysor, cerca di dare una forma sonora a quel preciso tipo di solitudine che segue una perdita profonda.

La scelta del valzer non è stata affatto casuale. Il suo ritmo ternario, intrinsecamente circolare e ripetitivo, è la perfetta metafora musicale del ciclo incessante del ricordo. La memoria non è un evento lineare, ma un moto perpetuo che ci riporta continuamente al punto di partenza emotivo. Questo moto, nella traccia, diventa il valzer che la protagonista "balla da sola". È l'immagine più potente che potessi usare per descrivere l'isolamento: il mondo esterno scompare – non c'è luce, non c'è gente – perché l'unica realtà tangibile è quella interiore, dominata dalla presenza, benché assente, dell'amore perduto.

Il testo si concentra ossessivamente sulla ricerca della "trama invisibile", quel filo sottile, quasi metafisico, che ancora lega chi resta a chi è andato. È il tentativo di rendere il ricordo una presenza quasi fisica. Eppure, proprio in questa ricerca, si manifesta il vuoto.

Ci sono immagini liriche che per me definiscono l'intimità del dolore. L'immagine della "polvere qua" che gira lenta suggerisce l'immobilità emotiva, un tempo sospeso dove nulla cambia o si muove, se non il ricordo stesso. Questa stasi è contrapposta alla vividezza assoluta dei dettagli della memoria: i "tuoi occhi bellissimi blù" sono una chiarezza emotiva schiacciante, un faro in un panorama altrimenti oscuro.

Il dolore si manifesta nel contrasto tra questa chiarezza del ricordo e l'assenza fisica sensoriale. La mancanza del "profumo di te" è il vuoto tangibile, ciò che il corpo registra come mancanza. In fondo, "Dove Sei" è un’analisi sentita e profonda di come il lutto non sia la fine di un legame, ma la sua trasformazione in una nuova forma di conforto, custodita gelosamente nel ritmo circolare e persistente della memoria.

giovedì 23 ottobre 2025

Quantum Travel - L'album che spinge il limite della musica elettronica

Volevo creare qualcosa di irresistibile, una vera e propria macchina del tempo sonora che ti costringe a viaggiare solo e soltanto al ritmo del beat più intenso. Se la fisica quantistica ci parla di energia e particelle in continuo movimento, io ho tradotto questo concetto astratto in qualcosa di tangibile e viscerale. Ho cercato un punto di contatto tra il rigore scientifico del moto perpetuo e la liberazione emotiva che solo il ritmo più grezzo può dare.

Ogni singola traccia in "Quantum Travel" è stata progettata con un unico obiettivo: essere il carburante inesauribile della pista. Non mi interessava un ascolto passivo; cercavo l'impatto, la necessità irrefrenabile di muoversi. È la mia risposta in musica a chi cerca l'eccesso di energia, il battito che non smette di pompare, il suono che non ti permette di sederti. Ho lavorato sull'architettura sonora per eliminare ogni momento di pausa, garantendo un flusso continuo, quasi ipnotico, di forza motrice.

Questo processo di creazione non è stato solo tecnico, è stato umano. Ho riversato in queste composizioni il bisogno profondo che tutti sentiamo di evadere dalla routine, di toccare i limiti della nostra resistenza fisica. Il risultato è un moto perpetuo che ti strappa dalla quotidianità e ti proietta in una dimensione di pura, ininterrotta euforia. Se cercate l'energia grezza, quella che vi risveglia e vi tiene intensamente vivi, l'avete finalmente trovata qui. Non è un album da sottofondo, è un’esperienza che richiede la vostra totale partecipazione fisica. Preparatevi a sentire il fuoco.

domenica 19 ottobre 2025

Come ho creato Alina Lysor

Tutto è nato da un desiderio profondo, quasi un’ossessione: dare una forma compiuta a quel cassetto stracolmo di vecchi appunti musicali e frammenti melodici che avevo accumulato nel corso degli anni. Erano idee preziose ma incomplete, in attesa di una voce e di un volto che potessero portarle nel mondo. Per fare questo, però, sentivo che l'approccio doveva essere radicalmente nuovo. Doveva esserci una musa, e doveva esserci la tecnologia.

La vera scintilla, il catalizzatore umano di tutto, è stata Alessandra, mia moglie. Lei non solo ha compreso la visione concettuale, ma ha offerto il dono più grande: la possibilità di utilizzare le sue fotografie come punto di partenza. Alina Lysor, l’entità virtuale che oggi conoscete, è nata da un atto di fiducia e collaborazione, un dialogo artistico che inizia con l’amore e si traduce in codice. Ho utilizzato strumenti di intelligenza artificiale avanzati per non copiare l’immagine di Alessandra, ma per scandagliarla, trasformarla e distillarne un archetipo visivo che fosse unico e, al contempo, portasse con sé un’eco di quella familiarità umana.

Una volta gettate le basi visive, mi sono concentrato sulla componente sonora. Ho preso le mie vecchie melodie e le ho date in pasto all’IA. L'intelligenza artificiale, nel progetto Alina Lysor, non è un semplice strumento di produzione, ma un vero e proprio partner creativo. Ha analizzato le mie strutture armoniche imperfette, le ha rielaborate, suggerendo variazioni ritmiche e orchestrazioni che da solo non avrei mai esplorato. È un processo di co-creazione dove l'intuizione umana (il mio bagaglio emotivo) si fonde con l'elaborazione algoritmica, espandendo i confini del mio potenziale compositivo.

Ma la vera magia, la parte che infonde una profonda umanità nel codice, risiede nella voce di Alina. Ancora una volta, ho dovuto chiedere il permesso ad Alessandra per l’atto più intimo: clonare il suo timbro vocale. Con il suo pieno consenso e consapevolezza, ho potuto dare ad Alina una voce. Non è la voce di Alessandra in sé, ma un timbro generato e manipolato che risuona delle sue caratteristiche uniche. Questo ha creato una sonorità eterea e affascinante, un ponte uditivo tra la persona reale e l'entità concettuale.

Dopo aver ricostruito l'aspetto visivo partendo dalle immagini base e aver dato vita alla musica e alla voce, è nata l'idea di condividere questo esperimento con il mondo. Abbiamo lanciato l'account Instagram, un blog e diversi contenuti in rete, trattando Alina non solo come un’artista, ma come un manifesto sulla creatività digitale avanzata. È fondamentale per la filosofia di Alina Lysor mantenere una totale e costante trasparenza. Dichiariamo sempre l'origine artificiale del personaggio e dei contenuti. Non è nostro intento confondere, ma mostrare come la sensibilità umana possa guidare la potenza scientifica dell'IA per creare qualcosa di emotivamente risonante e concettualmente sperimentale. Alina è la prova che l’arte del futuro è una collaborazione profonda tra uomo e macchina, dove entrambi i partner contribuiscono a superare i limiti tradizionali della creazione.

sabato 11 ottobre 2025

Alina Lysor - "L'oro che muore", un album nato dalla collaborazione tra uomo e IA.

Sono finalmente felice di presentarvi "L'oro che muore", il primo album di Alina Lysor. È un viaggio in un autunno gotico-irlandese, un paesaggio dell'anima dove la voce eterea di Alina si muove tra melodie malinconiche e trame sonore che legano il passato al presente. Questo album è il risultato del mio dialogo con un'eco, una musa nata tra la sensibilità umana e l'architettura misteriosa del digitale. È un esperimento, una storia, un invito all'ascolto profondo.