sabato 15 agosto 2026

Il sogno di Malik


Il display scheggiato del suo vecchio smartphone era l’unica finestra spalancata sul mondo. Malik passava le sere accovacciato fuori dalla sua capanna, al riparo dal vento secco dell'Africa subsahariana, facendo scorrere con il pollice un flusso ininterrotto di immagini: auto lucide, grattacieli illuminati, vestiti di marca, sorrisi bianchissimi in città pulite e opulente.

Per la gente del suo villaggio era una follia, ma per Malik era una promessa. Aveva vent’anni e non chiedeva molto: voleva solo quello che ogni essere umano desidera, il diritto elementare di fuggire dalla miseria e costruire un futuro felice. Il diritto, semplicemente, di sognare.

Così, ha raccolto ogni singolo spicciolo della sua famiglia. I risparmi di una vita del padre, i gioielli della madre, i debiti accumulati con la promessa di rinviare a casa stipendi ricchi. Ha salutato la sua terra portando con sé solo una zaino leggero e quel telefono, il suo faro nella notte.

Il viaggio è stato un calvario di sabbia, paura e fame. Ha visto l'inferno del deserto e il terrore di un mare oscuro che inghiotte le persone. Ma ogni volta che la disperazione minacciava di spezzarlo, Malik riaccendeva lo schermo, guardava la fotografia di quella città lontana e trovava la forza di fare un altro passo.

Poi, la realtà si è scagliata contro di lui senza pietà.

Arrivato a quel confine tanto desiderato, ad attenderlo non c'erano le opportunità viste sullo schermo, ma filo spinato, luci abbaglianti e sguardi di diffidenza. Nessuna accoglienza, nessun lavoro, nessuna dignità. Solo procedure fredde, timbri d'espulsione e la brutalità di un sistema che ha deciso che la sua vita non valeva quel confine.

Respinto. Rimpatriato.

Oggi Malik è di nuovo seduto nello stesso punto da cui era partito. Le sue tasche sono vuote, la sua famiglia è caduta in una povertà ancora più profonda per colpa di quei soldi ormai bruciati nel nulla. Ma la perdita più grande non sono i contanti. È la luce nei suoi occhi.

Prende lo smartphone, lo guarda un'ultima volta e lo spegne. L'illusione è finita. Gli hanno tolto il denaro, la dignità e la speranza, ma la ferita più profonda è un'altra: gli hanno insegnato che persino sognare, per chi nasce dalla parte "sbagliata" del mondo, è un lusso proibito.

sabato 8 agosto 2026

Cefalonia in bianco e nero - Come in un sogno


C'è un momento in cui un ricordo smette di essere un'immagine e diventa un sentimento. Questo slideshow nasce da quelle foto scattate a Cefalonia, in luce vera, in colori vivi e poi restituite in bianco e nero, come se il tempo le avesse già consumate nel modo più bello. Alessandra sul molo, lo sguardo lontano. Contemplativa, poi decisa. Il lampione che taglia il cielo. Il molo che si perde verso l'orizzonte. Il bianco e nero non toglie la realtà: la distilla. Rimane solo ciò che conta la luce, la forma, l'emozione. Un viaggio che è già nostalgia mentre lo stai ancora vivendo. Musica, silenzio, e Cefalonia.