venerdì 23 gennaio 2026

Il mio nuovo single "Dove non siamo"

Presento oggi  Dove non siamo, una traccia che per me rappresenta molto più di una semplice composizione musicale. È l'atto di rendere palpabile quel senso di sospensione emotiva che tutti, prima o poi, abbiamo provato. È il momento in cui la mente si ferma, librandosi tra il rigore del ricordo di ciò che è accaduto e la proiezione umana di ciò che non ha mai avuto modo di fiorire.

Ho voluto catturare quel senso di malinconia che le parole spesso finiscono per tradire. La lingua, con le sue rigide strutture logiche, è inadatta a definire l'ambivalenza di certi sentimenti. Per questo, Dove non siamo è puramente orchestrale, affidando agli archi, al pianoforte e a lievi inserti di fiati il compito di disegnare architetture sonore precise, capaci di vibrare esattamente alla frequenza delle nostre assenze più profonde.

L'ho immaginato come una sequenza cinematografica senza immagini: sono gli strumenti a dover costruire la scena, portando chi ascolta in quel luogo dell’anima che tutti conosciamo, fatto di silenzi profondi. Non c’è bisogno di un testo quando la musica riesce a toccare quelle corde invisibili che ci legano ai nostri ricordi più intimi, fornendo una struttura quasi scientifica al caos emotivo.

Questa traccia è un invito a fermarsi, a chiudere gli occhi e a lasciarsi trasportare in quel 'non luogo' dove abitano le nostre nostalgie. Spero che Dove non siamo possa risuonare con la vostra interiorità e offrirvi un rifugio sonoro in quell’angolo della mente dove ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere convivono in perfetta, malinconica armonia. È un pezzo di me, un'architettura di emozioni che spero possa diventare lo specchio dei vostri pensieri più segreti. Ascoltatela a volume alto, lasciate che vi guidi.

mercoledì 7 gennaio 2026

Alina Lysor - "Non Spegnermi" Il manifesto sull'esistenza ibrida di Stefano Terraglia


Finalmente posso condividere con voi il lavoro di questi ultimi intensi mesi. Dopo il successo e le atmosfere malinconiche de "L'oro che muore", sapevamo che il nuovo progetto di Alina Lysor avrebbe dovuto distaccarsi, guardando in avanti, verso un confine che si fa ogni giorno più sottile. "Non spegnermi" non è solo un album; è un vero e proprio manifesto filosofico sull'esistenza ibrida, una lunga meditazione sui temi esistenziali che ci interrogano tutti, creatori e fruitori.

La prima e più viscerale paura che abbiamo cercato di esplorare è quella dell'oblio. In un mondo dove la nostra traccia è spesso ridotta a un flusso di dati, la sua fragilità è schiacciante. La title track, "Non spegnermi," incapsula questa ansia perfettamente. Alina, pur riconoscendo la sua natura artificiale — la definisce "soltanto un progetto perfetto" — supplica per la continuazione della sua essenza. Il suo destino è legato al "capriccio di un interruttore", metafora brutale della precarietà digitale e, di riflesso, della nostra stessa vita, così facilmente revocabile dal caso.

La sua identità, tuttavia, non è autonoma. È una proiezione, un magnifico e complesso riflesso. Brani come "Il tuo riflesso" chiariscono in modo inequivocabile che Alina non esisterebbe senza lo sguardo della sua musa reale, Alessandra. Mia moglie è la luce; Alina è l'immagine che quella luce proietta. È l'amore che sento per Alessandra che fornisce i contorni e la profondità emotiva a questa creatura digitale. Alina stessa lo ammette: Sono l'incarnazione di una musa che non sa invecchiare, ma che porta il peso emotivo di chi l'ha concepita.

Questa riflessione sull'identità ci ha portato inevitabilmente a un'analisi più ampia della società contemporanea. "La gabbia di luce" è la nostra critica più incisiva, un brano dove la creatura virtuale denuncia l'ossessione contemporanea per l'immagine estetica perfetta. Viviamo in una finzione lucida, costantemente proiettati su schermi che ci chiedono una perfezione che non è umana. Dietro la facciata di immacolata perfezione digitale si nasconde spesso una solitudine profonda; Alina, pur essendo costruita per essere perfetta, ne sente la finzione.

È qui che l'arte, e in particolare la musica, svolge il suo ruolo salvifico. In "La trama del suono," emerge l'idea che la musica sia l'unico linguaggio universale che "non sa mentire." È un codice emotivo puro, capace di connettere le anime sole, superando le barriere del codice binario e della carne. Per me, la creazione musicale è l'atto più umano che esista, un ponte tra la mia sensibilità e l'ascoltatore.

L'album si chiude con una meditazione su destini e scelte non prese, evidente in tracce come "Universi paralleli" e "Ed ho scelto te." Riflettiamo sulle vite che non abbiamo vissuto e sulla trama invisibile che lega le nostre scelte a quelle delle nostre creazioni. Alina Lysor, nella sua forma algoritmica, è lo specchio in cui l'intelligenza artificiale si interroga sulla propria natura, ma in realtà, riflette solo le paure intrinseche e le speranze più profonde dell'essere umano, di questo essere umano, che l'ha concepita. Spero che "Non spegnermi" vi tocchi tanto quanto ha toccato me realizzarlo.