sabato 27 dicembre 2025

Alina Lysor: La forza invisibile di chi resiste alla guerra

Il nuovo video musicale della mia cantante virtuale Alina Lysor, pur essendo veicolato attraverso una figura digitale, colpisce al cuore per la sua profonda e inattesa umanità. "Sono ancora qui" non è una semplice ballata, ma un monito sonoro che ci ricorda come, anche nei contesti più drammatici e distruttivi imposti dalla guerra, l'affetto genuino e la promessa d'amore possano rimanere intatti e incorrotti.

Il brano affronta il tema bellico da una prospettiva raramente esplorata con tanta delicatezza: quella di chi resta e attende. La composizione si nutre di una melodia struggente ma mai rassegnata, che sostiene un testo poetico capace di cristallizzare momenti di vita preziosi, trasformandoli in ancore emotive contro l'angoscia. Sentiamo l'eco del ricordo di una serenata, simbolo di una felicità passata, e l'addio pieno di speranza consumato in un porto, luogo di partenze che aspirano al ritorno.

La vera trincea di questa narrazione è l'attesa paziente e silenziosa. La forza di "Sono ancora qui" risiede nel dimostrare che la resilienza emotiva non è un'assenza di sofferenza, ma la capacità di trasformare la memoria in un rifugio sicuro. In questo spazio interiore, l'amore non è tradito, ma semplicemente sospeso, mantenuto in vita dalla fede incrollabile nel ritorno e nella promessa fatta.

La guerra spesso ci impone una visione macroscopica di perdite e strategie. Alina Lysor, attraverso la sua performance, ci invita a guardare il micro-cosmo interiore di chi, resistendo, mantiene accesa la fiaccola dell'umanità. Questo atto di resistenza emotiva è fondamentale: la memoria dei momenti significativi diventa il baluardo contro l'oblio e la disumanizzazione portata dal conflitto. È qui che la sensibilità artistica incontra la profonda necessità umana di significato.

"Sono ancora qui" è, in definitiva, un inno alla tenacia del cuore. Dimostra che l'affetto genuino e la lealtà emotiva sono le forze capaci di superare le assenze, la perdita e le difficoltà imposte dal contesto bellico, affermando che la connessione umana è l'unica promessa veramente intatta e duratura.

mercoledì 24 dicembre 2025

Il catalogo dell'anima: Creazione, oblio e la ricerca dell'idea iniziale

Da dove scaturisce questa sete inestinguibile di tessere mondi? È un’eco lontana, un’urgenza nata nell'infanzia, quando il confine tra il sogno e la materia era sottile. Creiamo perché l'idea che tutto possa svanire, che l'ombra dell'oblio inghiotta la nostra essenza, è un’angoscia che la tela o la parola tentano disperatamente di placare. Non è tanto l'effimera permanenza dell'opera a motivarci, quanto la necessità primordiale di esistere attraverso di essa.

Molti cercano la definizione nella perfezione dell'atto finale. Ma io trovo il cuore pulsante nel flusso, in quel viaggio ininterrotto dove l'opera cresce con noi. Il processo è una cosa emozionante, paragonabile all’allevare un figlio: lo nutriamo, gli diamo struttura, finché non acquista una vita propria, autosufficiente nei suoi successi e nei suoi fallimenti. In quel dare e ricevere, risiede la vera spinta creativa.

Ma cosa accade quando la sorgente sembra prosciugarsi? Tra un progetto ambizioso e il successivo si insinua una voragine: uno stato di profonda crisi creativa. Non è un fallimento, ma una stasi necessaria, un letargo dell'anima. Questo vuoto non si colma con la fretta, ma con la pazienza, attendendo l'incontro fatale con una nuova idea di partenza, una scintilla inattesa che squarcia il silenzio e ridà senso al respiro, permettendo al ciclo di ricominciare.

Siamo forse definiti dall'infinita possibilità di creare ancora? No. L'infinita possibilità è un mito, una chimera che ignora la finitezza della nostra esistenza. Si crea finché siamo in vita. Per questo, ciò che rimane, il catalogo di ogni forma data, di ogni mondo costruito, assume un peso inestimabile. È il nostro tentativo di eternità, l'unica risposta tangibile e duratura all'angoscia del tempo che scorre. Il catalogo è la mappa del nostro passaggio terreno, il lascito che non possiamo permetterci di trascurare.

giovedì 18 dicembre 2025

Il Ritorno di "Chissà" di Stella Petrossi e Stefano Terraglia


Ci sono canzoni che nascono e bruciano in un istante, effimere come fiammate estive, e altre che sanno aspettare, custodendo la loro essenza in attesa del momento giusto. Credo che il brano che scrissi nel lontano 1996 con Stella Petrossi, sotto il nome di duo ECO, appartenga decisamente alla seconda categoria. Rimasta chiusa in un cassetto per quasi tre decenni, quella melodia che sembrava destinata all'oblio oggi vede finalmente la luce, pubblicata per la prima volta su tutti gli store musicali on line. È un’emozione indescrivibile.

Ma definire questa operazione come una semplice "nostalgia" sarebbe riduttivo. Il recupero di Chissà è il frutto di un lavoro che potrei definire “immenso”, un vero e proprio ponte temporale gettato tra l'analogico degli anni '90 e le frontiere più avanzate dell'Intelligenza Artificiale odierna. Non si è trattato solo di rispolverare un vecchio nastro, ma di vestire un’anima antica con un abito completamente nuovo.

Per comprendere appieno la genesi di questo progetto, bisogna forse guardare al mio percorso eclettico. Sebbene la mia formazione affondi le radici nelle aule austere del Conservatorio Luigi Cherubini, il mio spirito ha sempre cercato altrove la vera essenza del suono. Mi sono sempre autodefinito un "artigiano dell’anima", vivendo la musica non come rigida disciplina accademica, ma come un linguaggio privilegiato per costruire quelle che chiamo "piccole architetture di emozioni". Questa visione mi ha portato a spaziare dalla scrittura al cinema, e oggi trova in Chissà un esempio perfetto.

L'uso dell'Intelligenza Artificiale per arricchire e completare l'arrangiamento originale non è casuale. Chi conosce il mio percorso recente sa che per me la tecnologia non è mai uno strumento freddo, ma piuttosto uno "specchio della coscienza profonda", un mezzo per amplificare l'umanità insita nell'arte, anziché sostituirla. È con questo approccio che il brano è stato riportato in vita: abbiamo rispettato l'anima essenziale del 1996, ma l'abbiamo vestita con le sonorità, le dinamiche e i colori possibili solo nel 2025. È stata una danza affascinante tra passato e futuro.

Il cuore pulsante di questa operazione, tuttavia, rimane il fattore umano: il legame indissolubile con Stella Petrossi. Chissà è la testimonianza tangibile di un'affinità artistica che il tempo non ha scalfito. A trent'anni di distanza da quella prima stesura, la chimica del duo ECO si è rivelata intatta. Se all'epoca eravamo due giovani che cercavano di dare voce ai propri sogni nella Firenze di fine millennio, oggi siamo due appassionati consapevoli che hanno saputo proteggere la loro intesa artistica dalle usure della vita. La voce di Stella e la mia sensibilità compositiva si sono intrecciate nuovamente, dimostrando che certe affinità elettive non hanno data di scadenza.

Il brano, che per me è un vero e proprio viaggio tra malinconia e rinascita affronta un tema che oggi, paradossalmente, è più attuale di trent'anni fa, quando lo avevamo pensato.