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L'artigiano multimediale

Figlio d'arte

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Un video che ha regalato diverse emozioni, un risultato brillante nelle rassegne, una curiosità e diversi punti di domanda.

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IL DECLINO DEGLI ITALIANI

Articolo di Stefano Terraglia

Sono molti, direi troppi, i messaggi che arrivano dalla nostra società riguardo lo scontento che vi è tra gli italiani. Un periodo piuttosto triste per la nostra gente, che sinceramente non crede più in niente. Troppi sacrifici che non trovano appagamento vengono fatti da ognuno di noi ogni giorno, da cominciare dal lavoro, dalla famiglia, dall'istruzione e dai servizi sociali. Gente che lavora con prospettive di pensionamento a limite del miraggio ed in parallelo un esercito di pensionati da mantenere. Gli ospedali, che hanno adottato la politica del risparmio, hanno diminuito i posti letto di degenza ed ora si trovano a fronteggiare le lunghe attese per i ricoveri di una miriade di persone anziane bisognose di cure. La mancanza di ideali rende i pochi giovani demotivati, nessun movimento è reso visibile nel contesto delle loro iniziative, la comunicazione è ridotta esclusivamente alla messaggistica SMS. Nel campo dell'arte di cui sono appassionato, non vi sono stili riconducibili ad un desiderio di cambiamento o svolta, anzi sembra che tutto vada avanti a fatica in un'epoca dove la visibilità diventa una conquista insormontabile. Le nuove leggi che cercano di affacciarsi nella nostra società sono fatte dai nostri politici, una classe di persone disinformate ed ancora ancorate alle vecchie logiche burocratiche, non a caso la proposta di legge Levi-Prodi, sulla regolamentazione dell'informazione sulla rete è un esempio più che chiaro di disinformazione riguardo la filosofia dei blog presenti su Internet. Abbiamo concezioni vecchie, lente, paurosamente incongruenti e nello stesso tempo di difficile comprensione. Per rimanere in tema di informazione basta pensare al canone della Rai che siamo costretti a pagare nonostante all'interno del palinsesto dei loro canali televisivi sia presente un abbondante dose di pubblicità, nonostante i loro contenuti siano sgradevoli, ma più che altro in un'epoca dove altra informazione alternativa riscuote un successo maggiore. Un popolo bacchettato dalla falsa morale, verso la quale tutti obbediscono, verso la quale anche i mass media principali si inchinano, la morale della nostra religione di stato, che non manca mai all'appello quando si tratta di tentar di correggere regole e leggi che in un certo senso rappresentano la conquista di tutti i moderni paesi democratici. La libertà, di cui tanto osa riempirsi la bocca la nostra classe dirigente, non abita di certo nel nostro paese, dove le caste ancora regnano, dove le stesse ancora fanno da padrone. Non sono di certo il tipo che accusa esclusivamente i politici, io accuso anche noi stessi, noi, che in un negozio di gioielli della tecnologia sappiamo soltanto comperare cellulari e navigatori satellitari e dove tutto ciò che di più bello e creativo viene proposto viene ignorato: macchine fotografiche, telecamere, registratori, quei pochi che ne fanno acquisto riescono a malapena a filmare comunioni, matrimoni ed il figlioletto che spegne le candeline, nessuna idea creativa, originale, che possa stupire, competere con l'industria dell'informazione confezionata. Un popolo di uomini e donne bruttacchiotti, che crede di piacere, ma ancora stenta ad abbandonare i gesti ignoranti che fanno dell'italiano colui che continua a gesticolare, che parla solo di calcio, di figa e di mangiare. E quando siamo all'estero? Ci riconoscono da lontano un miglio. Se penso che fondamentalmente siamo un popolo di creativi, ogni giorno mi sento mortificato, perchè anche io, nella mia ignoranza, navigo senza appiglio nel bel mezzo dell'oceano, ma nello stesso tempo non perdo la speranza che un giorno tutto questo possa essere di spunto per una nuova pacifica rivoluzione culturale, anche per dare un senso alla nostra storia.