
Il trailer del film "La chiamerò Lisa" girato interamente con mezzi amatoriali quasi fosse una sfida da parte del regista verso l'industria cinematografica
Recensione di Stefano Terraglia
E' il 1972, un epoca ancora sotto l'influsso della contestazione, dove anche il cinema sotto certi aspetti doveva apparire provocatorio. Con questo film Bernardo Bertolucci oltrepassa ogni limite per l'epoca, arrivando persino ad essere denunciato per offesa al comune senso del pudore con l'accusa di aver realizzato un film di un “esasperato pansessualismo fine a se stesso”. Gli interpreti principali sono Marlon Brando e Maria Schneider, quest'ultima nota per aver recitato insieme a Brando la famosa scena del burro, che pare sia stata inserita al di fuori delle indicazioni previste dalla sceneggiatura. Nella scena scandalo, dal contenuto piuttosto esplicito la Schneider interpreta un rapporto sessuale dove viene sodomizzata sul pavimento dal personaggio interpretato da Brando, il quale, per favorire la penetrazione, utilizza del burro. Questa ed altre scene più o meno analoghe costrinsero le autorità dell'epoca a sequestrare il film una settimana dopo la sua uscita e dopo un lungo percorso giudiziario, durato sino al 1976, il film fu condannato all'incenerimento dalla magistratura. Solo nel 1987 il film fu riabilitato e di nuovo distribuito nelle sale. Resta comunque, a mio avviso, un capolavoro di interpretazione da parte dei due attori ed anche di fotografia, grazie alle magie di ombre e colori di Vittorio Storaro, grande maestro della direzione fotografica. Anche l'affascinante sax di Gato Barbieri, compositore ed interprete della colonna sonora, afferma ancor di più nello svolgimento dell'opera, ambientata a Parigi, l'originalità e l'unicità dei grandi del cinema Italiano.