Steter

L'artigiano multimediale

IL DIAVOLO - Gian Luigi Polidoro

Recensione di Stefano Terraglia

A vederlo adesso, questo film, ci si meraviglia un po’ se pensiamo a tutti i premi che ha ricevuto. Sordi riceve il globo d’oro negli Stati Uniti, l’orso d’oro a Berlino, forse grazie all’interpretazione degna di un grande a attore, ma in uno svolgersi filmico di una lentezza evidente. Anche se io considero questo film quasi un documentario sul carattere delle donne svedesi, non posso non dire di aver sbadigliato ogni tanto, in particolare durante i dialoghi. Può darsi che questo incitamento allo sbadiglio sia in certo senso voluto dallo stesso regista allo scopo di sottolineare lo stile piuttosto insignificante e gelido delle donne di Svezia. Quindi la storia è mirata a smontare il mito dell’epoca che ritraeva la donna svedese facile da conquistare, pazza dell’uomo italiano, particolarmente portata per l’avventura erotica. Alberto Sordi, nel personaggio di Amedeo commerciante di pellami, raggiunge in treno la Svezia e laggiù inizia a intraprendere frivole amicizie con le donne del posto dalle quali coglie soltanto il loro spirito libertino, senza avventurarsi in niente di più che qualche tenero bacetto. Recitava così la guida turistica che Amedeo aveva letto prima di partire: “Le ragazze non ti chiederanno chi sei, quanti anni hai, se hai moglie o figli, non ti faranno sciocche domande, una di loro ti prenderà per mano, ti porterà nella sua stanza…”, ma sul finale del film, durante il suo ritorno in Italia, Amedeo capisce però che, per le donne svedesi, l’uomo italiano è il diavolo e loro sono gli angeli.

Stefano Terraglia