
Il triste destino di una famiglia dove due genitori, nel pieno del loro dramma, scelgono comunque per la vita. La musica è del maestro Lorenzo Pescini
Recensione di Stefano Terraglia
Gli anni cinquanta hanno caratterizzato la commedia nel cinema italiano ed una delle più toccanti, seppur carica di note ironiche, è “I vitelloni” di Federico Fellini. Il maestro ambienta questo film nella sua città natale Rimini, regalandoci una fotografia non particolarmente allegra della città, quasi fosse la causa di una noia che in un certo senso i “vitelloni” vivono costantemente. In questa atmosfera si svolgono delle vicende di vita medio borghese, dove i personaggi Moraldo, Riccardo, Leopoldo, Fausto e Alberto, disoccupati, inseriti comunque in quella morale che il cinema ancora all’epoca non aveva soverchiato, riescono a muoversi. Tutto ruota intorno alle malefatte di Fausto che, sposatosi di fretta e furia per aver messo incinta la dolcissima Sandra, cerca continuamente di provocare o importunare ogni donna le capita accanto, persino la moglie del suo datore di lavoro, nessun dramma se non quello di una serie di cinghiate da parte di suo padre. Tipiche del Fellini sono le immagini spassosissime della sera del veglione di carnevale, le scene di vento esasperate nel silenzio di una notte, sempre stravolgente invece è il commento musicale del maestro Nino Rota.