Dalla mia stanza, tra due rose
di carta ai vetri,
il grembo delle cose
è una ferrovia senza treni
che non si dà pace
d’arrivi e partenze, riarsa
da incalcolabili età
in venti e sabbie e tane di serpenti.
I viaggiatori caduti
colla bocca aperta, ancora
gridano il nome, la destinazione, l’ora.
Nessuno che possa avvertire
a casa di non rifare il letto,
non preparare la cena,
eppure bisognerebbe
prendere l’ultimo treno, avvertirli
almeno
che il mondo è diventato polvere da un pezzo.
Vinicio Querci