
Ambedue sono prigionieri di un paesaggio molto triste, ma solo chi non è legato alle consuete abitudini può scappare. La musica è del maestro Lorenzo Pescini
Racconto di Stefano Terraglia
Scendevo le scale e sentivo dentro di me accendersi il fuoco della voglia e della passione, non sapevo cosa sinceramente mi stava di nuovo accadendo, mi sentivo diversa dal solito.
Non avevo la più pallida idea di chi avesse potuto stregarmi così. Forse ero io, che quel giorno, mi stavo illudendo di essere diversa, così, aperto il portone di casa, era già primavera.
Stavolta ti incontrai all'improvviso, mentre passeggiavo, non era mia abitudine camminare a testa alta, ma in quell'unico attimo che decisi di guardare avanti, mi trovai di nuovo di fronte a te, come una schiava.
Quel giorno mi prendesti, mi conducesti all'interno del vicolo ed io non seppi resistere.
Lì, tu mi abbracciasti, all'improvviso, chiudendo freneticamente la mia bocca e poi, tutto il resto, come in un vortice senza via di uscita.
All'inizio rimasi pietrificata, ma poi, partecipai con ardore.
Durò solo pochi attimi, con una conclusione speciale, stupefacente, poi mi lasciai andare e la siringa cadde sull'asfalto, pareva anch'essa sfinita. Così, come una schiava stregata nella mia passione, non feci mai più ritorno a casa.